venerdì 16 maggio 2014

Il Ritorno del Re by Joseph Vogel


Quando una versione della title track dell'album postumo di Michael Jackson, Xscape, fu diffusa online i primi di Aprile, il produttore Rodney "Darkchild" Jerkins ci stava ancora lavorando su.
Rintanato ai Larrabee Studios di North Hollywood, dove Jackson ha registrato brani per il suo album del 1991 Dangerous, stava ascoltando per definire i dettagli. Unico produttore di Xscape ad aver lavorato con Jackson su un precedente album, Jerkins conosceva per esperienza personale l'instancabile ricerca del perfezionismo da parte dell'artista.

"Quello era il nostro processo", dice Jerkins. "Questo è il modo in cui lavoravamo, insistevamo fino a quando non era pronto. Lavoravamo sulle idee, aggiungevamo questo e quello al mix". Jerkins può ancora sentire la voce dolce ma insistente di Jackson che lo sprona, dicendogli di "scavare in profondità" e trovare suoni che nessuno aveva sentito prima. Tornando al brano più di un decennio dopo l'ultima volta che ci avevano lavorato (e a quasi cinque anni dalla morte del cantante), stava cercando di incanalare in qualche modo "ciò che MJ mi direbbe se fosse qui a lavorare con me".

La traccia è una delle otto canzoni, per lo più finite, selezionate dall'archivio di Jackson e "attualizzate" da un team all-stars di produttori messi insieme dall'amministratore delegato di Epic Records L.A. Reid (oltre quello di Jerkins, Reid ha sfruttato i talenti di Timbaland, J- Roc Harmon, Stargate e John McClain).
Il concept di Xscape, ovviamente, non si rivolge ai puristi, ma l'album ha ricevuto recensioni sorprendentemente forti da parte della critica, e il singolo "Love Never Felt So Good" sta scalando le classifche meglio di qualsiasi altro singolo di Jackson dal 2002. Questo, naturalmente, è altrettanto merito (se non di più) della qualità delle performance vocali inedite di Jackson e della nuova produzione.

Quando la title track ha cominciato a trapelare nel mese di aprile, la risposta è stata estremamente positiva. L'Huffington Post l'ha definita "vintage MJ". Spin l'ha definita"brillante funk pop cromato". E BuzzFeed l'ha elogiata come "la migliore nuova canzone di Michael Jackson da tempo".
Eppure, come osserva Forrest Wickman di Slate, quella versione di "Xscape" non era la produzione su cui Jerkins stava lavorando, bensì l'ultima versione che Jackson e Jerkins avevano registrato insieme fra il 1999 e il 2001.
La nuova versione dell'album ci permette di sentire Jackson in modi nuovi e rigeneranti. Il lavoro di Jerkins è emblematico delle trasformazioni in Xscape; la canzone non sostituisce, ma integra la traccia originale di Jackson, accentuando caratteristiche diverse, trame e possibilità insite nella canzone.
Jerkins ha co-composto la canzone con gli altri creatori di successi R&B Fred Jerkins III e LaShawn Daniels (il trio in precedenza aveva co-scritto classici di fine anni '90 come "The Boy Is Mine" di Brandy e "Say My Name" di Monica).

Lo scheletro di "Xscape" (con testi parziali) fu presentato a Jackson nel 1999, al telefono, durante le prime fasi del progetto Invincible. Quando Jackson sentì la canzone, "impazzì", ricorda Jerkins. "Disse: 'Questo è quello di cui sto parlando! Questo è quello di cui sto parlando!' Gli faceva venire voglia di ballare". Chiunque abbia lavorato con Jackson sapeva come egli fosse il barometro perfetto per una traccia ritmica.
Jackson fu così entusiasta della canzone che insistette sul fatto che la registrazione iniziasse subito. Dato che Jerkins era in New Jersey e Jackson a Los Angeles, utilizzarono l'ultima tecnologia della EDNet (una società che ha avuto origine all'interno della struttura di post-produzione di George Lucas, la Skywalker Sound, ed è diventata popolare nel mondo della musica dopo che la sua attrezzatura è stata utilizzata sull'album del 1993 di Frank Sinatra, Duets) per consentire a Jerkins di ascoltare e registrare Jackson attraverso una linea telefonica con fedeltà quasi perfetta, mentre erano in diversi studi. Jackson buttò giù tutti i suoi ritornelli quel giorno, al Record One, mentre Jerkins li registrava dal New Jersey. Il produttore volò a Los Angeles subito dopo e registrò le parti vocali principali di Jackson.

Dal punto di vista sonoro la traccia contrappone versi sincopati, percussivi, in crescendo, con un ritornello arioso e armonioso. Jackson amava raccontare storie nella sua musica, così lui e Jerkins tirarono fuori un'introduzione al brano ("le chiamava 'vignette', io le chiamavo 'intermezzi'", dice Jerkins) riguardante un'evasione.
Le prime versioni della canzone iniziano con il suono di una porta di una cella che viene aperta: le guardie della prigione vanno a controllare un detenuto, ma la sua cella è vuota. Per Jackson l'introduzione, come la canzone in sé, era una metafora per la sua vita insolita, intrappolato dietro cancelli, deriso, perseguitato, messo spalle al muro, ed etichettato da un pubblico che richiedeva che fosse tutt'altro che umano.

La coppia continò ad armeggiare con la traccia anche dopo non essere stata inclusa in Invincible. Trapelò la prima volta online nel 2002 e ben presto diventò uno dei brani clandestini preferiti dai fan (a dispetto della relativamente scarsa qualità del suono della versione trapelata). Eppure Jerkins è sempre stato dispiaciuto che la traccia non avesse mai avuto il suo momento per brillare.
Quando l'Amministratore delegato di Epic L.A. Reid ha approcciato Jerkins per "Xscape", nel 2013, il produttore si sentiva pronto ad affrontare nuovamente la canzone. Se Jackson fosse vivo, ragionava, vorrebbe che il suono fosse attuale. Lui non l'avrebbe suonata sicura o nostalgica, avrebbe voluto che la canzone desse la sensazione di freschezza e venisse ascoltata. Jackson stesso è spesso tornato su brani inediti anni o anche decenni dopo che erano stati registrati, sperimentando nuove produzioni, arrangiamenti e testi. "Earth Song" è stata concepita a Vienna durante il Bad Tour nel 1988, ma non è stata pubblicata fino a HIStory del 1995.

L'obiettivo di Jerkins per la nuova versione di "Xscape", quindi, era quello di attualizzarne la produzione nel modo in cui sentiva che Michael avrebbe fatto.
Il suo nuovo mix aggiunge un basso che fa vibrare le ossa, fiati incisivi con sapore disco, e archi cinematici per aumentare dramma e intensità della traccia. Voleva che la canzone catturasse elementi del passato e del presente, ma che non sembrasse impegnata o appariscente; voleva che fosse più snella. "Volevo che colpisse subito", dice Jerkins, "volevo semplicemente ottenere l'energia già insita nella canzone".
Al posto dell'intro originale, Jerkins permette a Jackson di mostrare il suo singolare beatboxing sincopato e le sue classiche esclamazioni vocali percussive. C'è anche la voce di Jackson da una registrazione di tanto tempo fa che intona "Darkchild", il soprannome di Jerkins. La sensazione elettronica non messa a punto della versione 2001 viene soppiantata da un equilibrio di beat hip-hop e strumentazione live.

La canzone riesce in larga misura, attraverso la sua sottigliezza, a dare spazio all'ascoltatore per concentrarsi sui dettagli, dai contrastanti cambi di chiavi nei versi (ascoltate la transizione al minuto 1:40, quando le percussioni cedono il passo e Jackson dà il via a un'ondata di fiati) alle armonie isolate nel bridge.
Forse il momento più impressionante arriva in un secondo bridge al minuto 2:50, dopo che Jackson canta "This problem world won’t bother me no more”, quando il ritmo della canzone si ferma improvvisamente. C'è una sorta di sublime tranquillità mentre le armonie si ripetono come una trance. Jerkins ci fa sentire gli schiocchi di dita di Jackson, dando al momento una qualità intima. Poi la musica si intensifica: la chitarra ritmica funky si insinua, il basso profondo riemerge e Jackson improvvisa fino alla fine.

"Ne sono orgoglioso", dice Jerkins del prodotto finale. "I ritmi, la 808 e gli archi in rapporto alle parti vocali di MJ. È intenso, è una tempesta perfetta". Infatti, per tutti gli aggiornamenti, Jerkins lascia le parti vocali virtuosistiche di Jackson in evidenza: pressante, implorante, ansimante, in crescendo, con il desiderio di fuggire da "un sistema di controllo tutto gestito da regole precostituite".
Sia questa versione aggiornata che la versione trapelata che Jackson e Jerkins registrarono insieme per l'ultima volta appariranno nell'edizione deluxe di Xscape. Jerkins non sa esattamente quanto è arrivato vicino a ciò che Jackson avrebbe voluto se fosse stato vivo, ma mentre la scadenza per l'album si avvicinava, ha lavorato giorno e notte proprio come Jackson avrebbe fatto, cercando di percepire qualsiasi indicazione dell'ultimo minuto.

Nuovi versi rap sono stati testati, tra cui un mix incredibile con Tupac, che è stato fatto sentire ad un party di ascolto al Top of the Rock, a New York City (secondo la dirigente di Epic Records Lauren Ceradini questa versione non apparirà nell'album).
Dopo la festa, mentre scendevamo nell'ascensore illuminato del Rockfeller Center, Jerkins sembrava eccitato e sollevato. Quando ha iniziato a lavorare con Jackson a Invincible, alla fine degli anni '90, l'artista dipinse una visione di quello che avrebbero ottenuto con l'album. Quella visione - e quell'album - furono per molti versi deragliati da un'intensa (e molto pubblica) controversia tra Jackson e l'allora capo di Sony, Tommy Mottola.

Vedere "Xscape", e Jackson, sotto i riflettori dopo tutti questi anni gli ha offerto una sorta di redenzione. "E' incredibile - dice Jerkins scuotendo la testa - non si può uccidere la grandezza". 

FONTE

ORIGINAL
The Return of the King A producer resurrects—and transforms—a Michael Jackson song for Xscape. By Joseph Vogel