sabato 6 settembre 2014

(1° Parte) MJ: ANEDDOTI,FATTI DIVERTENTI,CURIOSITÀ


Spiderman dal deputato Questo aneddoto è stato riportato da Steve Lavagnino, Vice direttore del comune di Elton Gallegly, repubblicano della camera dei Rappresentanti. Primi di maggio 2003, Michael Jackson si è recato nel comune di questo deputato di Solvang, il piccolo paese vicino a Neverland. Mascherato con una maschera di spiderman blu e rossa, è arrivato nell’ufficio di Lavagnino chiedendo perché la città non avesse un fast food. Davanti all’incredulità del politico, si è poi tolto la maschera e il deputato ha esclamato “Oh, ma vi ho già visto in televisione!”. 
Il cantante ha allora risposto “Non creda a tutto quello che vede in televisione”. Constatando che non c’era nient’altro che un piccolo bar che vendeva panini in città, ha firmato un autografo al deputato e se ne è andato nella sua Bentley nera per andare a mangiare in un Taco Bell/Pizza Hut di Buelton, un altro paese non lontano da li.
Il deputato ha dichiarato “E’ difficile fare meglio. E’ la mia prima settimana in questo ufficio e ho incontrato l’uomo più famoso del mondo”. 
Ana Torres, vice direttrice del Pizza Hut, a sua volta ha detto: “E’ stato particolarmente gentile. Aspettando che preparassimo il pranzo per lui e per suo figlio Prince Michael, ha firmato autografi per gli impiegati e ha chiacchierato un po’ con i clienti." 
Quanto a suo figlio: "aveva i capelli biondissimi, era veramente carino”. Il cantante era seduto sul sedile del passeggero in macchina. Ha ordinato due pizze al formaggio, delle baghette, dell’acqua e tre tacos al pollo.


L'incidente delle mutande Sam L. Parity, impiegato in uno studio americano nell'epoca in cui Michael Jackson registrava l'album Dangerous, ha raccontato che il cantante un giorno gli chiese di andargli a comperare delle mutande da J.C. Penney perchè era a corto di sotto abiti.. Spiega sul suo blog: "All'inizio mi ha solo detto che voleva dei sotto abiti. Quando gli ho chiesto di che tipo lui ha semplicemente ripetuto "Dei sotto abiti"! Gli ho detto che non ero sua madre, che non sapevo cosa prendere, si è messo a ridere e mi ha detto: "delle Hanes, taglia 30, per favore" (nota: taglia 30 = taglia 38 in Europa). Avevo praticamente varcato la porta quando improvvisamente, è accorso gridando " Prendi piuttosto la 32, non voglio starci troppo stretto dentro"!.


Celebre risata a crepapelle Negli anni 90, Michael Jackson accorda un’intervista alla televisione giapponese, il giornalista l’intervista in giapponese e una persona traduce. Apparentemente, il cantante trova qualche difficoltà a concentrarsi perché ci sono altre persone nella stanza dove si svolge l’intervista. Si agita un po’, scherza timidamente.. E di colpo, un cellulare si è mette a suonare. Esce dal suo letargo e canticchia “Diling diling diling diling! What is it?” (imitando il suono del telefono con una sorprendente serietà). 
Poi inizia a ridere, prima timidamente, poi senza riuscire a contenere il suo attacco di ridarola. Appena il giornalista cerca di rimanere calmo, lui ricomincia a ridere. I minuti passano ed è consapevole che deve calmarsi per riuscire a rispondere alla domanda posta. Quando sente che sta per rimettersi a ridere, cerca di impedirselo.. E questo dona alla sua risata una tonalità molto.. esilarante.


Gaffe di una fan Ogni fan sogna che il suo incontro con Michael Jackson sia memorabile.. Solo che, a volte, questo non accade sempre come abbiamo previsto.. Soprattutto quando il o la fan in questione non ha molta maestria con la lingua di Shakespeare. Questo aneddoto illustra quello che può succedere quando si parla male inglese..

Siamo negli anni 90. Michael Jackson soggiorna in Europa. Dei fan sono riusciti ad eludere il controllo della sicurezza e incontrano il cantante mentre si appresta a lasciare l’hotel. Una delle fan del gruppo voleva chiedergli “Posso scendere con te?” (voleva accompagnarlo solo fino alla macchina, il parcheggio era situato nel sottosuolo dell’hotel). Ma si è sbagliata nella sua traduzione e gli ha detto: “Can I go down on you..” che è quello che chiede una ragazza quando vuole fare delle coccole al suo ragazzo.. Immaginate la sorpresa di Michael e l’imbarazzo della sfortunata fan quando si è accorta del suo errore.


La musica, si, la musica Se i fan, loro, conoscono spesso tutte le parole delle canzoni a memoria, non è il caso di Michael Jackson. In effetti, compone tantissime canzoni e può dar luogo ad alcune dimenticanze: 
- Tra le più celebri, rientra la dimenticanza di 'Dirty Diana' durante il BAD Tour di Yokohama, parole sostituite con “Hey baby do Chat you want, I’ll be Word night lonini, I’ll be the finanana, I don’t care wanounai, nanyenanye tou fa, I’ll be you nanani, je na ne ni nou haaaa”..

- Quello di Beat It.. Per il quale Michael Jackson ha trovato una soluzione semplice: siccome aveva dimenticato le parole del 2° verso, ha cantato due volte il primo..

- Infine, il 21 Ottobre 2001, ha partecipato ad un concerto speciale in favore delle vittime degli attentati dell’11 settembre (United we stand: what more can I give). E’ nel pieno del pezzo Man in the Mirror quando di colpo, si interrompe e si scusa: “Scusate ma.. Qualcuno potrebbe portarmi le parole della canzone? E’ talmente tanto tempo che non la canto che non me la ricordo più”. 

Corsi di canto  Michael Jackson ha iniziato a seguire dei corsi di canto solo nel 1973, alla Dick Grove School of Music (a Van Nuys, nella periferia di Los Angeles). Dopo gli inizi della sua carriera da adulto, lavorò sulla sua voce con Seth Riggs, professore di canto. E’ risaputo che sia lui ad aver insegnato alla star a mantenere il suo falsetto (la sua voce acuta) mentre parla. Perché la “vera” voce di Michael Jackson è molto più grave (è quella che sentiamo nel suo cortometraggio “Ghosts” quando interpreta il ruolo del Sindaco). 


Per quanto riguarda il solfeggio, non sa né leggere né scrivere la musica. Ha imparato soltanto, imitando a orecchio, a suonare il piano, la chitarra, l’arpa e la batteria ma non ha mai seguito dei corsi. Allora, come fa per comporre le sue canzoni? Utilizza uno stereo multidisco. Su ogni disco registra uno strumento diverso (che spesso imita con la sua bocca: Human Beat Box) e poi mixa il tutto. In seguito può fare ascoltare le sue composizioni a dei musicisti professionisti che le risuonano. Ultimo dettaglio: nemmeno James Brown, l’idolo di Michael Jackson, o John Lennon non sapevano leggere e scrivere la musica.