domenica 28 settembre 2014

Conosciamo il Re del Pop - Una visione spirituale del mondo dello spettacolo

by Isabella Bresci - luglio 9, 2009

“Artisti come Michael Jackson arrivano una volta sola. Egli ha dimostrato al mondo che anche la musica pop può essere molto più che solo musica. Ci ha dimostrato come può diventare stimolo di cambiamento e motivo di speranza.”

David Cook

Michael Jackson, nel mondo della musica contemporanea, è stato uno dei personaggi più famosi degli anni ottanta e novanta. Il fenomeno del suo enorme successo ha cominciato ad interessarmi dopo aver assistito al suo unico concerto in Torino nel maggio ’88. Prima di vederlo dal vivo apprezzavo la sua musica trascinante ma non lo consideravo degno di speciale attenzione.
Un concerto dal vivo in un grande stadio è però sempre qualcosa di magico. Si è immersi nella folla eterogenea, la musica inonda tutto e tutti ed è quasi impossibile non farsi pervadere dall’entusiasmo creato dalla miscela esplosiva di suoni, parole, effetti luce e ondate di emozioni.

Non ho mai amato i bagni di folla, anzi li ho sempre temuti per la loro potenziale pericolosità e quindi dopo qualche immancabile momento di tensione per la calca all’entrata, trovai un posto tranquillo sui gradoni dello stadio olimpico. I miei amici si allontanarono per avvicinarsi al palco e, rimasta da sola e tranquilla, cominciai a rilassarmi.

Studiando danza da tanti anni, la prima cosa che notai fu il suo personalissimo stile e l’incredibile forza comunicativa del suo corpo che diventava letteralmente un strumento vibrante in sincrono con ogni singola nota o battuta.

Dopo due ore di show ininterrotto in cui lui, insieme a tutti gli altri, non si era risparmiato in alcun modo, durante l’ultima canzone, le telecamere inquadrarono la luna piena ormai alta nel cielo e la proiettarono sui due mega schermi creando un effetto di incredibile suggestione. Subito si accese un mare di stelle di accendini accesi. Le note e le parole cantate insieme da tutto lo stadio erano quelle di Man in the mirror (L’uomo allo specchio) e riempirono l’atmosfera di un forte sentimento di unione e di speranza per il genere umano.
Quando uscii ero sconcertata, euforica, piena di energia, saltavo letteralmente di gioia e provai gratitudine verso quell’omino sul palco vestito di lucido che avevo visto danzare sfidando la legge di gravità.


In fondo al cuore però avvertivo una specie di struggimento e di pena per lui. Sono sensazioni molto difficili da spiegare a parole, ma avevo percepito chiaramente l’uomo al di là dell’immagine irreale che con maniacale costanza davano di lui i giornali scandalistici, parassiti che vivono creando pathos sulle vite personali delle celebrità inventando o ingigantendo particolari insignificanti per fare notizia, senza la nessuna pietà, riguardo o rispetto verso il lato umano della persona e senza approfondire o discernere sull’eventuale messaggio che è in grado trasmettere.
Nel ’93 per mettere a tacere le accuse di aver rinnegato la razza, rilasciò un intervista alla famosa conduttrice di colore Oprah Winfrey e dichiarò di soffrire di una grave forma di vitiligine dall’età di 18 anni che ha sempre cercato di nascondere, poi quando il trucco non bastò più a coprire le macchie il dermatologo gli consigliò di eliminare tutta la melanina per potersi presentare al pubblico senza sottoporsi a ore di trucco. Da allora niente più sole…

Leggendo l’autobiografia di Michael Jackson, con relative ammissioni, smentite, racconti d’infanzia ed esperienze vissute, ho scoperto la persona al di là del mito, una persona oltremodo sensibile ma determinata, generosa e stranamente pulita nonostante l’ambiente che lo circondava da sempre.
L’ex bambino prodigio che incantava già le folle a dieci anni, autore dell’LP più venduto nella storia della musica, era una delle persone più sole al mondo.
Da ormai dieci anni si era ritirato coi figli nella sua gabbia dorata e lì è morto lo scorso 25 giugno a pochi giorni dall’ultimo saluto programmato per il tour This is it (Questo è tutto).

Ci rimane la sua musica. Alcuni testi emanano sensualità ed energia, altri sono incredibilmente romantici, altri ancora, i migliori, sono più universali, come la famosa 'Man in The Mirror' che dice: “Chi sono io per essere cieco? Per far finta di non vedere? (…) Comincerò dall’uomo allo specchio, gli chiederò di cambiare, nessun messaggio può essere più chiaro: se vuoi che il mondo sia migliore, guardati allo specchio e comincia da te stesso; sono stato vittima dell’amor proprio, è tempo che mi renda conto che c’è gente che soffre; bisogna cominciare dall’uomo allo specchio, finché c’è tempo… se chiudi il tuo cuore presto si chiuderà anche la mente; quell’uomo allo specchio farebbe meglio a cambiare, chiediglielo…”.
Poi 'We are the World' incisa e venduta a favore dell’Etiopia nell’84, cantata dalle più famose rock star americane ma scritta e composta da Michael Jackson e Lionel Richie.
La più recente e stupenda 'Earth Song', la preghiera in musica 'Will you be there', oppure 'You are not alone' e quella di protesta 'They don’t care about us'.

Leggendo qua e là mi hanno colpito alcune sue affermazioni:
“Odio attribuirmi merito per le canzoni che ho scritto. Ho la sensazione che tutto sia pronto in qualche luogo lontano e sconosciuto e che io sia soltanto un messaggero che porta queste parole nel mondo” – “Non mi considero migliore della gente che acquista i miei dischi” – “Preferisco i bambini agli adulti, perché loro si mettono le maschere solo per giocare, mentre gli adulti le mettono per fregarti” –

“Adoro gli animali e non posso credere che ci siano uomini che traggono divertimento nell’ucciderli. Non posso neanche sopportare l’idea di mangiarli e infatti sono vegetariano”
– “Devo tutto ai miei fan e quando sono sul palco voglio che abbiano il massimo da me. Cerco di esprimere anche la gratitudine e l’amore che ho per loro”
– “II successo porta alla solitudine più nera. È’ vero. La gente pensa che sei fortunato, che puoi avere tutto. Pensano che puoi andare dappertutto e fare di tutto. Ma non è questo il punto. Si può morire per mancanza di valori fondamentali. Ormai ho imparato a convivere con questo stato e non mi deprime quasi più come una volta”
– “Un sogno è qualcosa di più di un semplice desiderio, è uno scopo. È qualcosa che i nostri conscio e subconscio possono trasformare in realtà”
– “Trascorro molto tempo a visitare gli ospedali dei bambini. Quando mi trovo con loro ho una voglia matta di abbracciarli e di farli guarire. La vita è troppo preziosa e breve per non darsi da fare con la gente che ci è vicina”.

In una delle tante interviste andate in onda negli Stati Uniti e ora visibili sul web tramite YouTube, nega di aver mai fatto parte della setta Scientology ma di credere in una ‘sorgente superiore’ al di sopra di noi ma senza connotazioni religiose particolari e di rispettare tutte le forme religiose in cui i popoli si sono espressi.

Michael Jackson è stato assolto nel 2007 (nota: dev'essere un errore di battitura - l'anno è il 2005) per tutti i 14 capi di accusa a suo carico nel processo per pedofilia
ed è di qualche giorno fa la notizia che, dopo la sua morte, il ragazzino ora ventiseienne, che lo aveva accusato nel ’93, ha ammesso di esser stato costretto dal padre che voleva arricchirsi.

Personalmente ho avuto un assaggio dell’amarezza e della solitudine che portano le false accuse. Anche con la coscienza a posto la pressione può essere tale da portare alla disperazione e all’isolamento e credo sia stato proprio questo ad ucciderlo indirettamente. Cominciò infatti la sua dipendenza da forti ansiolitici e sedativi, proprio lui che era sempre stato un salutista vegetariano e che, a differenza di molti suoi colleghi, sempre lontano dalle droghe.
Questo menestrello moderno era una macchina da soldi immerso da sempre nelle inevitabili contraddizioni dell’industria dello star system ma è anche grazie a questo potente mezzo che ha portato un messaggio di amore e di bellezza.
Ora il mondo renderà finalmente giustizia a questo artista emotivamente immaturo ma estremamente poliedrico e dotato.

Il suo Guinnes dei primati più importante non è quello di aver prodotto il disco più venduto nella storia della musica, ma di esser stato la star che ha donato di più in beneficenza per progetti di vario genere in tutto il mondo. In ogni paese che visitava non mancava di passare personalmente in un ospedale o in un orfanotrofio a regalare giocattoli e fare donazioni.
Non giudicate, ascoltate attentamente la sua musica; dalle note e dalle parole capirete che solo un cuore aperto e generoso e una mente ispirata poteva concepirle.

L’orda d’oro è sempre fra noi, in tutte le epoche, e pare scegliere forme bizzarre per manifestarsi senza mostrare pregiudizi di alcun genere.
Era solito dire che avrebbe voluto essere ricordato come una persona e non come una personalità.