sabato 4 ottobre 2014

Un estratto del libro di Paul Theroux - "Due Stelle" ll capitolo su Elizabeth si chiama "Liz a Neverland"..

Di seguito la parte dove viene riportata l'intervista a Michael Jackson:
[...]
"Si è vero, sfuggiamo a tutto e fantastichiamo", mi confermò Michael Jackson. "Facciamo degli splendidi picnic; stare con lei è meraviglioso e io riesco veramente a rilassarmi, perchè abbiamo avuto lo stesso genere di vita e siamo passati attraverso la stessa esperienza."

"Quale?"
"La grande tragedia dei bambini celebri. E poi amiamo le stesse cose: circhi, parchi dei divertimenti, animali." 

Mi aveva richiamato lui dopo un segnale concordato, senza alcuna segretaria che dicesse "Mr. Jackson è in linea." I giornali scandalistici annunciavano nei titoli principali "Jacko a rischio suicidio", "Jacko in manicomio" e si inventavano una sua avventura sudafricana..." (N.B. L'autore sottolinea in nota come i termini Wacko Jacko siano frutto dei giornali popolari).
In realtà lui si trovava a New York e stava incidendo un nuovo album. Dunque il telefono di casa mia suonò e sentii:
"Sono Michael Jackson." La voce era sonora, intatta, molto giovanile. Il tono era titubante, ma volenteroso e disponibile. Così suonava ma dietro si avvertiva una sostanza pù densa, come un bambino cieco che stesse per dare istruzioni nel buio.

"Come descriveresti Elizabeth?" gli chiesi.
"E' una coperta calda e accogliente, io mi ci accuccio sotto. In lei posso avere fiducia, mentre in genere nel mio ambiente non ti puoi fidare di nessuno." 

"Come mai?"
"Perchè non sai chi ti è veramente amico. Se sei molto popolare intorno a te c'è tantissima gente. Sei anche isolato; avere successo vuol dire diventare prigionieri, non puoi uscire e fare le cose normali. La gente sta sempre a guardare quel che fai." 

"Succede anche a te?"
"Oh, spessissimo. Vogliono vedere cosa leggi, che cosa compri, cercano di sapere tutto. Davanti a casa mia ci sono sempre paparazzi. Invadono la mia sfera privata, distorcono la realtà, sono il mio incubo. Elizabeth è una persona che mi ama veramente." 

"Le ho detto che secondo me lei è Wendy e tu sei Peter."
"Ma Elizabeth è anche una madre e tante altre cose ancora. E' un'amica. E' Madre Teresa, la principessa Diana, la regina d'Inghilterra e Wendy"." 

Tornò a parlare di fama e isolamento.
"Ti portano a fare cose strane. Molti personaggi famosi s'inebriano perchè non riescono a reggere la situazione. Dopo un concerto hai l'adrenalina allo zenit dell'universo, non puoi andare a dormire. Magari sono le 2 di notte ma sei completamente sveglio!. Quando scendi dal palco fluttui nell'aria." 

"Tu cosa fai?"
"Guardo cartoni animati, mi piacciono moltissimo. Gioco con qualche videogame oppure leggo"

"Leggi libri?"
"Già. Mi piacciono soprattutto i racconti."

"Hai qualche autore preferito?"
"Somerset Maugham", rispose lui subito e poi continuò facendo una pausa dopo ogni nome: "Whitman. Hemingway. Twain." 

"E fra i videogame?"
"X-Man, Pinball, Jurassic Park. Anche quelli marziali come Mortal Kombat." 

"A Neverland ne ho provato qualcuno. Ce n'era uno incredibile, Beast Buster."
"Ah, si, bellissimo. Sono io che li scelgo. Però forse quello è troppo violento. Comunque quando vado in tournée me ne porto sempre dietro qualcuno." 

"Come fai?" Le macchine per i videogiochi sono molto grandi."
"Oh, noi giriamo con due aerei da carico." 

"Hai mai scritto una canzone pensando ad Elizabeth?"
"Si, Childhood." 

"E' quella con la frase "C'è qualcuno che ha visto la mia infanzia?"
"Si. Dice così" e in tono ritmato "Prima di giudicarmi cerca...." recitò tutte le strofe.

"Mi sembra di averla sentita su una giostra a Neverland"
"Si, certo!" ha risposto contentissimo. 

Abbiamo ricordato il famoso matrimonio celebrato a Neverland. Michael dice che Larry gli è simpatico. Ha parlato di Elizabeth come fonte d'ispirazione, ha citato la loro comune amica Carole Bayer Sager, che ha composto una canzone del disco Off The Wall (N.B. trattasi di It's The Falling In Love). Abbiamo parlato dell'infanzia, del fatto che Elizabeth da bambina provvedeva ai genitori.
"Anch'io ero un bambino che manteneva la famiglia. Mio padre prendeva i soldi. Qualcosa veniva messa da parte per me ma quasi tutto veniva usato per la famiglia. Non facevo altro che lavorare." 

"Quindi non hai avuto un'infanzia, l'hai persa. Se dovessi tornare indietro che cosa cambieresti?"
"Anche se ho dovuto rinunciare a tante cose non cambierei niente." 

"Sento i tuoi bambini in sottofondo." Sentivo un gorgoglio sempre più insistente, come di acqua in riflusso.
"Se un giorno vorranno diventare artisti anche loro e fare la vita che hai fatto tu che cosa dirai?"
"Potranno fare quello che vorranno." 

"Quali saranno le differenze nel modo di allevarli rispetto a come sei stato cresciuto tu?"
"Li farò divertire di più, darò loro più amore, non li terrò così isolati." 

"Elizabeth dice che per lei guardare indietro è doloroso. E' difficile anche per te?"
"Solo per quel che riguarda certi momenti particolari. Non mi è difficile se si tratta di una visione d'insieme della mia vita." 

Questo modo elusivo e un pò libresco di esprimersi era una delle sorprese di Michael Jackson. Mi aveva già ammutolito per un attimo quando aveva detto 's'inebriano e zenit dell'universo'.
Gli dissi: "Non capisco bene che cosa intendi con "visione d'insieme"
"Per esempio se considero tutto l'arco dell'infanzia, riesco a guardarmi indietro." 

"Ma in certi momenti dell'infanzia ci si sente particolarmente vulnerabili. E' successo anche a te? Elizabeth dice che si sentiva di proprietà dello studio cinematografico."
"Certe volte dovevamo uscire molto tardi per uno spettacolo anche alle tre di notte. Mio padre ci obbligava ad alzarci. Avevo 7 o 8 anni. Qualche volta si trattava di club o di feste private a casa di qualcuno. Dovevamo esibirci." 
Aggiunse che gli spettacoli potevano essere a Chicago, New York, nell'Indiana, a Philadelphia, ovunque. "Mentre dormivo sentivo improvvisamente mio padre che diceva "Alzatevi! C'è da fare uno show!" 

"Ma quando eri sul palco non ti sentivi elettrizzato?"
"Si. stare sul palco e fare gli spettacoli mi piaceva moltissimo."

"E l'altro aspetto del mestiere? Se qualcuno veniva a cercarti dopo lo spettacolo ti sentivi in imbarazzo?"
"Si, non mi piaceva. IL contatto con la gente non mi è mai piaciuto. Anche adesso detesto incontrare persone dopo lo spettacolo: m'intimidisce, non so che cosa dire." 

"Ma hai dato un'intervista a Oprah Winfrey."
"Ed è stato difficile perchè era in televisione. Lì sono fuori dal mio regno, so che tutti guardano e mi giudicano. E' molto duro." 

"E' una sensazione recente quella di sentirsi sotto esame?"
"No" rispose lui con decisione, "l'ho sempre avvertita." 

"Anche quando avevi 7 o 8 anni?"
"Non sono mai stato bene in quelle situazioni." 

"Il che spiega, mi sembra, come mai parlare con Elizabeth al telefono per due o tre mesi sia stato il modo migliore per fare conoscenza. O anche il tipo di conversazione che abbiamo noi due adesso."
"Si" 

Ad un certo punto l'espressione di Michael "infanzia perduta" mi spinse a citare il verso di Leon Bloy "Nell'infanzia perduta di Giuda, Gesù fu tradito", e sentii un "Wow!" dall'altro capo della linea.
Michael mi chiese di spiegargli il significato del verso e di approfondire il tema. Che genere di infanzia aveva avuto Giuda? Che cosa gli era successo? Dove aveva vissuto? Chi aveva conosciuto? Seguirono venti minuti di apocrifi biblici. Un'ora dopo stavamo parlando del progetto di un concerto di fine millennio a Honolulu e dei progressi che stava facendo con il nuovo album.
Tornammo a parlare di Elizabeth. Mi disse che aveva provato un gran piacere a portare lei e il suo gruppo di amici a Las Vegas e a regalarle l'elefante ingioiellato. (***)
Gli dissi che avevo visto una foto della cena di compleanno.
"E' stata una sera bellissima. Ecco è così che siamo veramente noi due: ci piace uscire e divertirci." 
[...]