domenica 28 giugno 2015

Michael Jackson, 6 anni fa la morte: perché resta ancora il Re del Pop


Il Re del Pop è qui. Ancora qui. Sempre qui. E’ morto 6 anni fa - il 25 giugno del 2009 in circostanze rimaste misteriose - eppure Michael Jackson continua ad essere fonte d’ispirazione per artisti affermati, emergenti e ragazzi che sognano di diventare delle star.
Per i suoi brani, in primis.
Ma anche per il suo stile, i suoi acuti, il suo look, i suoi passi di danza diventati marchio di fabbrica e il suo impegno nel sociale (ambiente e bambini) nonostante i processi (presunta pedofilia) e quell’immagine offuscata dalla mostruosa trasformazione della pelle e del naso.
Eppure Jacko, un po’ come i Grandi Maledetti del pop e del rock (da Jimi Hendrix e Janis Joplin, passando per Jim Morrison e Amy Winehouse) è ancora un limone da spremere e una gallina dalle uova d’oro oltre che un continuo viaggio nel mondo onirico rappresentato dalla sua storia. Un ragazzino vissuto nello squallore e nella violenza, il padre abusava di lui e lo prendeva in giro per il suo faccione tondo che, dopo l’esplosione con i Jackson 5, ha scalato da solo le hit diventando un’icona senza tempo.

LE INFLUENZE
Thriller, Bad, Billie Jean, Beat it, Black or white, Liberian girl, Man in the mirror, Smooth criminal e We are the world (da lui scritta insieme a Lionel Richie, quest’anno ricorrono 30 anni esatti) sono solo alcuni dei pezzi che hanno mille anime: soul, gospel, funky, blues, R’n’B, rock. Mai tanta contaminazione e influenze erano state utilizzate, in chiave moderna, da altri artisti del passato. Mai nessuno aveva osato toccare le corde dei Mostri Sacri restando ancorati al presente e sfidando i suoni del futuro.
Con oltre un miliardo di dischi venduti e con Thriller (1982) album più venduto di sempre, Jackson viene soprannominato il Re del Pop.
E, in parte, lo è ancora oggi. I dischi postumi (Michael nel 2010, Exscape nel 2014), lanciati ad arte nel nome del dio denaro che con la musica fa più affari con i morti che con i vivi, hanno comunque toccato le vette delle hit parade di mezzo mondo.

AFFARI, EREDI E OMAGGI
Dici MJ, pensi anche ai dollari. Al giro d’affari che ancora muove il suo nome. In rete proliferano siti che mettono in vendita o all’asta gadget di ogni tipo: poster, cd e vecchi dischi, magliette, spille, cappellini. E band che propongono cover o medley inediti.
Proprio domani a Milano arriva per la prima volta, con il suo Michael Jackson live tribute show, Sergio Cortes al Linear4Ciak. Accompagnato da una band live e da un corpo di ballo composto da 8 elementi, Cortes porterà in scena i più grandi successi di Michael Jackson, da Dangerous a Billie Jean e Thriller, da Smooth criminal a Heal the world in uno spettacolo di oltre due ore pieno di effetti scenici. Sono tanti i cantanti che vogliono essere Jacko.
Non lo ha mai nascosto Justin Timberlake, tanto da essere riuscito a inventarsi un duetto nel 2014 (Love never felt so good) grazie alla tecnologia digitale.
Oggi però, chi fa più il verso al King of pop è Bruno Mars: impressionante la somiglianza vocale, imbarazzante l’espressività, a tratti incredibile il modo in cui si muove. Al momento, Mars è l’unico lontano parente (musicale) erede di Jacko. E, a proposito di eredi, i tre figli sono in attesa di sapere se qualcuno vorrà acquistare alla folla cifra di 100 milioni di dollari Neverland, il ranch da sogno a Santa Barbara trasformato da Michael nel santuario del divertimento e dell’opulenza.
Domani è previsto il classico pellegrinaggio di fan. Fiori, bigliettini e preghiere per tenere (ancora) vivo il più grande artista di tutti i tempi.

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