domenica 28 giugno 2015

M.Jackson, sei anni senza: le 7 canzoni che hanno reinventato il pop

Da Pharrell Williams a Justin Timberlake: tutti si ispirano al genio di Thriller


Sei anni fa un destino tragico e beffardo ha portato via Michael Jackson, ucciso da un’overdose di farmaci somministrati dal medico personale Conrad Murray, poi riconosciuto colpevole di omicidio colposo.
Qui di seguito vi proponiamo una selezione di 7 sue canzoni che hanno modificato per sempre il corso del pop, lanciando nuovi stili e indicando la via a decine di artisti che ancora oggi lo considerano il loro nume tutelare.

1) Don’t stop ‘til you get enough: Pochi album hanno caratterizzato fortemente un’epoca come Off the wall, primo album solista di Michael Jackson, che ha segnato il passaggio da bambino prodigio dei Jackson Five ad artista di livello mondiale, grazie anche all’eccellente produzione dell’esperto Quincy Jones. Don’t stop ‘til you get enough è stata la prima composizione di MJ, il primo singolo dell’album e il primo suo brano a vincere un Grammy Award.L’introduzione parlata, il basso appena accennato, il grido liberatorio che apre le danze è uno degli incipit più memorabili della storia del pop. La canzone è un trionfo di archi, sassofoni, flauti, chitarre e percussioni come non si erano mai sentiti nella disco music commerciale, che dominava le classifiche del 1979. La madre del cantante, devota testimone di Geova, era contraria al titolo (”Non fermarti fino a che non ne hai abbastanza”), ma Michael lo ha mantenuto perché “ognuno poteva dargli il significato che voleva”.

2) Thriller: Il secondo album di Michael Jackson non è stato semplicemente un disco, ma un fenomeno culturale così radicato nell’immaginario collettivo da non avere altri termini di paragone, con centodieci milioni di copie vendute, record assoluto di tutti i tempi. Thriller ha coniugato in modo assolutamente originale funk, rock, soul, r&b e gospel, dando vita a un mix di atmosfere e di colori del tutto inedito. Il video della canzone, il più famoso e celebrato di sempre, è un vero e proprio film, della durata di oltre quattordici minuti, girato da John Landis. La canzone suona epica e drammatica allo stesso tempo, sorretta da un basso persistente, da una solida chitarra funky e da spettrali tastiere.

3) Beat it: Gli steccati tra rock bianco e musica nera sono definitivamente caduti grazie a questa canzone, che rende riduttiva la definizione di Re del Pop per un artista ricco di influenze musicali eterogenee. C’è chi lo definì “rock nero”, altri “dance metal”. Tutti sono concordi nel trovarlo un capolavoro, che ha aperto strade fino ad allora inimmaginabili per il pop. Il riff di chitarra, unito all’indimenticabile assolo di Eddie Van Halen, rendono Beat it il brano di Jackson più amato dagli appassionati di rock.

4) Billie Jean: Se c’è una canzone che rappresenta tutte le doti, le contraddizioni e la genialità di Michael Jackson, quella è Billie Jean. Il brano venne eseguito per la prima volta in pubblico il 25 marzo 1983 al Pasadena Civic Auditorium, in occasione dei 25 anni della storica etichetta Motown, la più importante della storia della musica nera. Durante l’evento Jackson eseguì per la prima volta il leggendario moonwalk, il passo della luna. Il giro di basso è uno dei più famosi di sempre insieme ad Another one bites the dust e Staying alive . “Volevo scrivere una canzone con un giro di basso eccezionale – ha raccontato Jackson – e qualche giorno dopo, questo giro di basso e questa melodia hanno cominciato a impossessarsi di me”.

5) Man in the mirror: Michael voleva che Bad fosse un album più duro e audace di Thriller, eppure la canzone più memorabile del disco è una ballad di sapore gospel, un vero e proprio inno accostabile, per tematiche e per qualità, a Imagine di John Lennon. Scritta e composta da Siedah Garrett e da Glen Ballard, Man in the mirror suona come un j’accuse di straordinario impatto, tanto più importante in un decennio caratterizzato dall’individualismo e dall’edonismo. Come Bob Dylan negli anni Sessanta cantava che “i tempi stanno per cambiare”, così Jackson vent’anni dopo, sull’onda dell’ emozione per le tante guerre e per le carestie che affliggevano il Terzo Mondo, si fece portatore di un messaggio di incoraggiamento, individuale e al tempo stesso collettivo. Quando il cantante è morto, il 25 giugno del 2009, il brano più trasmesso dalla radio è stata Man in the mirror, quasi un requiem per questo grande artista troppe volte frainteso e giudicato superficialmente.

6) Smooth Criminal: Mentre grandi artisti come Bob Dylan e Bruce Springsteen hanno raccontato con verità e con poesia ciò che accadeva nel mondo, Jackson si è spinto oltre: ha creato un nuovo mondo. Prendete Smooth criminal, con il suo immaginario da gangsta movie anni Trenta: la figura di Annie, protagonista della canzone, diventa incredibilmente vivida e reale, pur essendo sempre invocata indirettamente come vittima di un omicidio. C’è quasi un filo rosso sangue che lega questo brano a Thriller, sia per l’atmosfera cupa e misteriosa che attraversa le due canzoni, che per le straordinarie coreografie, le più conosciute del cosiddetto MJ style, che oggi si insegna nelle scuole di danza moderna.

7) Jam: Dangerous è il primo album di Jackson senza Quincy Jones. Non potendo ripetere la magia di tre dischi perfetti come Off the wall, Thriller e Bad, il cantante decide di sparigliare le carte, sfornando un disco di pura avanguardia pop. Chiama come produttore il giovane Teddy Riley, mago del new jack swing, genere che aumenta i ritmi, mentre al contempo diminuisce gli strumenti. All’inizio degli anni Novanta l’hip hop era uscito dai ghetti degradati. Jackson, da artista sempre attento alle novità, si apre alle atmosfere urban con il primo singolo Jam, nel quale duetta con il rapper Heavie D.

Oggi non c’è praticamente artista R&B contemporaneo, da Pharrell Williams a Robin Thicke, da Bruno Mars a Justin Timberlake, che non si ispiri apertamente al pop visionario e senza confini di Michael Jackson. Il successo di vendite di Xscape dimostra come la morte non conta poi molto quando un artista crea musica immortale.

FONTE ORIGINALE: Michael Jackson, sei anni senza: le 7 canzoni che hanno reinventato il pop