mercoledì 17 giugno 2015

Trionfo: celebrare un decennio da quando Michael Jackson è stato assolto. di Syl Mortilla

Dieci anni fa, ero da solo e vagavo per le strade deserte di una piccola città di costiera nel sud dell'Inghilterra, mi sono strappato via la camicia, sono caduto in ginocchio, e gioivo e piangevo allo stesso tempo, in preda alla più primordiale emozione estasiastica.
Una donna aveva appena liberato nel cielo quattordici colombe bianche: una , in rappresentanza di ciascuna pronuncia di assoluzione per Michael nel processo del 2005 per molestie su minori.
Certo, sembra un comportamento un pò melodrammatico. Ma era una risposta istintiva. 
Tale era il tocco di Michael.
Non ho mai incontrato Michael. Il massimo di vicinanza è stato quando mi sono aggrappato al retro di un auto che lui aveva appena preso.
Attaccato con le unghie al mezzo, rimbalzavo dietro al veicolo , con tutta la gioia e la baldanzosità del ciottolame e arnesi che si è soliti attaccare alla parte posteriore dell'auto di nozze in un matrimonio.

Posso anche vantarmi di essere stato fra i destinatari di pizza e coperte che Michael, ci fece pervenire mentre aspettavamo fuori dall'Arena O2 e con temperature sotto lo zero. Ma il suo prendersi cura di noi erano atti quotidiani e sono comunque stati il motivo per cui un ragazzo dal nord dell'Inghilterra tappezzò la finestra della sua camera da letto con le parole: "MJ è innocente".

Come pure, essendo sempre stato in prima fila ai concerti a cui ho partecipato, sono convinto che più di una volta ci abbia guardato da dietro i tendoni: a Dublino, per esempio, dove lo spettacolo iniziò che era ancora giorno. In ogni caso, ho sempre fatto del mio meglio per farmi notare, e sufficientemente da far pensare a Michael cose tipo: "Beh, da un tipo così di sicuro è meglio stare lontani".
Una volta ho anche afferrato il cappello lanciato fuori dal palco alla fine di 'Billie Jean', prima almeno di perdere la presa nel putiferio che ne è conseguito.

E' facile giudicare quelli di noi che hanno fatto cose del genere. Ma la frenesia euforica era ispirata da lui - l'ansia dell'anticipazione - era come nient'altro. La presenza di Michael era come una struttura unica: osmoticamente trasformava l'atmosfera di una stanza - un cambiamento percepito da fan e non fan allo stesso modo (almeno - così si sono definiti alcuni.. non fan.) ed uno sfarfallio nello stomaco era avvertito contemporaneamente da migliaia di persone; e tutti sentivano quest'onda energetica di amore ricambiato. Era inimitabile.

Ma è così che si spiega il magnetismo di Michael? Come mai in tanti sono stati così affranti e tristi per la morte di qualcuno che non hanno mai incontrato - o con la stessa entità di tristezza che arriva con la perdita di un parente stretto?

Ci sono molte ragioni: Michael era un motore di prolificità puro che con qualità, unicità, ritmi e melodie intramontabili, portava al mondo la consapevolezza di poter cambiare il mondo stesso; lui era il supereroe in carne e ossa; era un genitore surrogato; ha riempito il vuoto avvertito da persone confuse per una tragedia e una perdita; lui era il Milite Ignoto, con milioni di identità volute su di lui dal privato.

Il mondo ha parlato e straparlato su Michael Jackson quasi fosse un enigma indistruttibile. Ma non lo era. Non per noi. Non per quelli di noi che ha camminato attraverso l'inferno con lui,per quelli di noi che hanno cavalcato le montagne russe della sua forza e vulnerabilità - per coloro che si sono presi il disturbo di vedere. Quello che ci ha dato in cambio è questo: ci ha dato dei punti cardine musicali da piantare come pietre miliari della vita - ci ha dato dei punti di riferimento sul come ribellarsi ad una tendenza culturale predominante; lui era il nostro sistema di supporto; era un indice per le nostre identità -per le nostre anime; lui era il nostro paradigma morale, un totem di quanto avremo provato e testato, una fede stoica e determinata con la forza della verità ,che avremo difeso infaticabilmente specie quando si confronta con cotanta, audace e inesorabile calunnia.

La favola della Bella e la Bestia racconta la storia di come la decenza è perennemente ostracizzata dal cinismo di una società ossessionata dalla superficialità. Come capro espiatorio,e promossa dalla paura di bulli timorosi della diversità, la Bestia è sempre più isolata. La storia d'amore della favola dimostra come due persone possano trovare conforto l'uno nell'altra dopo questo rifiuto da parte della società. E questo è ciò che passa fra Michael e i suoi fans. Michael non avrebbe mai rinunciato perchè aveva l'amore dai suoi fans. E noi non avremmo mai rinunciato perchè avevamo il suo amore..

Più cresceva la brutalità che Michael era costretto a sopportare, più eravamo attratti da lui. Il povero ragazzo nero nato come un incredibile dono del destino - per prendere in prestito una frase di Janet - "in un mondo malato di razzismo", che è andato a sfidare la sorte per sfuggire alla povertà e con il suo sacrificio ha contribuito a trasformare il mondo in un posto migliore.

Ed è in questo che si trova la risposta più significativa per il senso di vuoto e dolore provato con la sua morte: semplicemente, il mondo è stato in lutto, per la percezione collettiva e la tragedia di aver perduto un importante opportunità di pace.

Che tipo di uomo ispira tale profondità e una devozione tale che nonostante non ci sia una Mecca per il proprio eroe martire, i fans organizzano pellegrinaggi ai cancelli impenetrabili della sua casa? Che tipo di uomo genera una fidelizzazione del tutto impassibile, infinita e incrollabile, nonostante quotidiani attacchi ad hominem su di lui e sui suoi sostenitori? Che tipo di uomo invoca rapimento al solo accennare la sua presenza da dietro un tendone? Che razza di uomo è capace di infiammare così tante persone?

E' il tipo di uomo che ha trasformato la maledizione di una società malata in un totem di uguaglianza; che - da solo, con il suo impareggiabile livello di notorietà - ha tentato di annullare secoli di derisione e scherno verso la sua razza, le razze, ma non con un senso di vendetta, ma bensì motivando all'unione dell'umanità; è il tipo di uomo che ha fatto uno sforzo preciso e continuato per essere come Gesù, che ha donato le sue ricchezze ai poveri e ha cercato di somigliare ai bambini; è il tipo di uomo che ci ha insegnato che la percezione è semplicemente un riflesso di se stessi, che l'amore è la verità, e che il sacrificio è qualcosa a cui aspirare.

Michael era uno specchio per l'umanità. I suoi fan hanno avuto la possibilità di percepire il mondo attraverso il suo quadro del prisma: doloroso, ma privilegiato. Ognuno di noi fan, come individui, è in qualche modo un riflesso dell'uomo stesso, con il suo obiettivo: aiutare a guarire il mondo. Coloro che invece si riflettono su Michael e vedono un mostro non fanno altro che interpretare se stessi. L'unico mostro che vedono è in realtà dentro di loro. Non c'è alcuna prova o dimostrazione per poter vedere logicamente un mostro in Michael. L'invidia e gli estorsori hanno creato questa cortina di fumo. Come Michael cantava, "The heart reveals the proof / Like a mirror reveals the truth."

Scarno, così come il processo lo aveva ridotto, dieci anni fa, oggi, Michael camminava fiero per la sua strada e fuori dei tribunali; un paradigma di stoica innocenza.

Confermata..
I fan di Michael Jackson devono sentirsi onorati. Abbiamo trovato un asso fra le carte del destino. Il nostro eroe è stato un esempio unico di umanità.
Ti vogliamo bene, Michael. E non ti dimenticheremo mai.

LINK TRADUZIONE: MJGW FORUM
ORIGINAL TEXT: Triumph: Celebrating a Decade Since Michael Jackson’s Acquittal by Syl Mortilla