giovedì 10 dicembre 2015

M.Jackson: doveva morire perché credessimo in lui? - by Aida Poulsen's

 Who's bad? (chi è il cattivo?)
by Aida Poulsen's
Avevamo iniziato a scrivere un pezzo sulle questioni mediche del processo per danno da morte che vedeva la AEG Live citata in giudizio dalla famiglia di Michael Jackson (che si è concluso quando il numero è andato in stampa), quando abbiamo trovato il processo troppo insignificante visto che l'intera vita della superstar è un argomento di salute, fisica e psichica, di forte impatto. Intensa come la sua danza, la vita di Michael Jackson è stata bruciata su entrambe le estremità ad un ritmo pari alla sua hit contro la violenza delle gang, "Beat It", da lui stesso e dalla frenesia dei media.

Quattro anni dopo aver sconvolto il mondo con la sua ultima mossa, una morte spettacolare (per quanto sembri cinico), sia la stampa sia noi stessi, le sue docili orde, sembriamo aver iniziato ad ammettere un minimo dubbio. Le cascate del Niagara del ridicolo e delle calunnie con le quali il genio musicale ha trascorso la sua breve presenza con noi finalmente si stanno diradando, rivelando la verità universalmente riconosciuta: perché noi credessimo in lui doveva morire.

Lui non trionferà a nostre spese per il fatto che la sua arte sopravviverà a tutti noi, che non è una congettura perché la sua eredità artistica ha dimostrato che non c'è senza dubbio nessun altro nell'arte moderna che abbia avuto lo stesso peso, volume e grandezza di essenza umanitaria.
Vulnerabilità, sensibilità elevata della natura umana, ingenuità, agitazione, debolezza, dolore, speranza, disperazione e ricerca della forza per sopportare tutto questo divennero la sua dimora artistica dopo che la scala mai vista di popolarità, il non perdonargli la spontaneità infantile e l'incoscienza della natura predatoria dei media, avevano imprigionato un 24enne Michael Jackson in un'atrocità senza precedenti di bullismo mediatico e disprezzo pubblico, mortalmente incollato al primo, per il resto della sua vita.

Ecco la domanda: che tipo di musica, spettacoli, canzoni, film, filantropia, ospedali, parchi e chissà cos'altro avremmo posseduto se il mondo fosse stato disposto a pagare di più per la copertura mediatica meritata dell'arte di Michael Jackson piuttosto che per la sua presentazione come un mostro e uno show?

Un'altra: la carriera di chi altro sarebbe sopravvissuta alla persecuzione fanatica durata 26 anni, che ha affrontato così ingenuamente confidando che la sua visione del mondo, non importa quanto singolare se di natura buona, comunicata attraverso i suoi testi messi a nudo o le sue confessioni televisive, sarebbe stata sentita?
Come spiega uno dei paparazzi, Ben Evenstad: "Era l'unica celebrità che, se eri abbastanza devoto, ti avrebbe lasciato entrare in casa sua. Pensi che qualcuno potrebbe andare a casa di Bruce Willis e dire: 'I love you, I love you' e lui lo farebbe entrare? Chiamerebbe la polizia. Questo è ciò che tutti loro avrebbero fatto. Tutti tranne Michael. Se dicevi 'I love you, I love you' a Michael Jackson lui avrebbe dato per scontato che intendevi che lo amavi e ti avrebbe fatto entrare".

Perché solo ora, guardando di nuovo l'intervista con Barbara Walters, non è Michael Jackson ma l'intervistatrice che sembra assurda nell'abbigliamento enfaticamente formale - abito grigio, taglio di capelli corto, apparentemente destinato a sottolineare la perversità del suo soggetto - quando chiede, piuttosto afferma, che non è forse il suo aspetto "estremo" che provoca il ridicolo nella stampa? Vuole che lui si vesta come lei, si comporti come lei, la pensi come lei? Abito grigio, taglio corto? Chi intervisterebbe poi, per indici di ascolto del genere? Se stessa?

Lady Gaga, un'artista di talento e promettente, sembra adottare la "tecnica" di attirare i media, ma con una cintura di sicurezza: appare davanti alla stampa e sul palco - beh, tutti sanno come - fa quello che deve fare e torna alla normalità, è molto pratica, calcolatrice e cauta su dove, come e cosa dire, fare e indossare, ammirabilmente, distrattamente fredda, gestendo abilmente la sua carriera - la cosa che Michael Jackson avrebbe trovato impensabile - simulando sul palco o viceversa.

Michael Jackson era l'incarnazione della sua arte, questa è stata la cosa che gli ha dato il suo immenso potere, e la riluttanza ad essere disonesto fuori scena è probabilmente ciò che lo ha ucciso. È improbabile, se ora stesse guardando indietro al dolore che ha passato e avesse la possibilità di vivere ancora una volta la sua vita, che si sottometterebbe a quella che è stata la richiesta del pubblico e la sua repulsione.
Era eccentrico sul palco e nella vita, e se fosse stato uno che indossava completi grigi nella vita sarebbe stato in completo grigio anche sul palco. Soprattutto credeva che non ci fosse nulla da nascondere a causa della sua natura inoffensiva, e questi personaggi, piuttosto rari, di solito tendono a credere in una risposta simmetrica, non importa quanti danni il risultato più comune produce. Perché credere altrimenti lo avrebbe rovinato.

"Quando vivi la tua vita di fronte a 100 milioni di persone fin dall'età di 5 anni sei automaticamente diverso". E lui era diverso. Ma i suggerimenti della gente intorno non lo erano.

Forse la più triste fra tutte le cose che sono successe a Michael Jackson è che il mondo si sofferma ancora sulla questione: era un filantropo dolce, educato, sensibile e di buon senso, con una voce calma e quasi infantile, un cuore enorme e, a differenza della maggior parte di noi, gli occhi spalancati verso il mondo del non privilegiato, o un cattivo potente la cui passione vera era sporca come i segreti di quel prete infame?

Curiosamente questa morte ha rovinato la vita ad alcuni paparazzi che erano soliti indulgere in lucrativi saccheggi intorno alla vita del più grande, non importa quanto fragile o inattivo fosse il Re. Ben Evenstad dice: "Questo è ciò che mi ha colpito a metà della notte (della morte di Michael Jackson): cosa faccio ora? Vado dietro al f...to Zac Efron?"
Nell'ultima fase del dolore fisico e psichico e della disperazione, pur schiacciato da un debito insormontabile, emaciato, che avrebbe dovuto essere stato dimenticato 10 anni prima, solo un guscio di un essere umano, il Re era la gemma di un'altra classe per i media rispetto alle star di oggi nella loro moda.

Tra i tanti tradimenti da parte di coloro che hanno vissuto con i suoi soldi, un altro, l'ultimo, almeno non farà di nuovo sanguinare il cuore di Michael Jackson.
I paparazzi erano stupefatti che le guardie del corpo, che di solito catturavano ogni loro mossa, quando hanno circondato l'ambulanza che ha preso il corpo senza vita del loro salvatore da casa sua, hanno solo mormorato alla vista della loro attrezzatura di ripresa: "Per favore ragazzi, non fatelo", permettendo loro di scattare attraverso il finestrino dell'ambulanza quella foto infame del Re morente, che è stata pagata 1 milione di dollari.

Per quanto sembri inconcepibile abbiamo messo insieme una matrice della vita di Michael Jackson in azione: i suoi atti contro quelli che il mondo ha fatto a lui. MJMatrix nei prossimi numeri. 
 Traduzione: 4everMJJ-MJFS

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ORIGINAL TEXT
Michael Jackson: Did He Need To Die?